Premessa: Questo post è stato scritto realmente questa mattina mentre ero in auto col mio cellulare. Una volta che sono tornato a casa ho deciso di pubblicarlo. Sappiate che sia la commissione che dovevo fare per il mio amico che i soccorsi sono fatti realmente successi. La vita da soccorritore è molto bella è che a volte lascia dei segni che una persona coglie e decide che è il momento ideale di smettere. Altri segni invece restano dentro nel cuore, nella mente e sino a quando restiamo vivi nessuno potrà privarci di queste emozioni come ad esempio “[Ricordi] Vita da soccorritore …“ e se fate una ricerca nel blog trovate moltissimo scritto in merito. Il periodo coinvolto è da Aprile/Maggio 2007 in avanti. E’ un racconto scritto col cuore più che con la mente. Ho “solo” catturato quello che pensavo. Spero di aver fatto un “bel lavoro” e che sia di vostro gradimento. Attenderò commenti! Spero che l’amico IlMondoDiOz mi dia un parere sincero, mi farebbe davvero piacere.
Racconto: Un mio amico ieri sera mi ha chiesto un favore. Mi ha chiesto se potevo fare una commisisone per lui. Era presto e mi sono fermato lungo la strada. Lungo una via all’ombra dove poter passare il tempo. La via, oltre all’ombra, era ben ventilata. Si stava davvero bene. I finestrini della mia macchina sono scesi del tutto. Avevo appena finito il turno. Avevo ancora addosso il caldo della divisa. Nulla di più piacevole di quella brezza sulla pelle.
Guardavo avanti, proprio verso l’orizzonte. Questa via la conosco, ma in una versione notturna. La notte la cambia ed anche in diversi aspetti. Se guardo avanti mi ricordo di una giovane mamma che ha chiamato un ambulanza quando era in dolce attesa del suo primo bambino e non stava bene. Sempre questa giovane mamma l’ho rivista nove mesi dopo, quando era in fase finale della gravidanza e non stava bene.
Se invece penso a quello che è successo un’altra notte, a pochi metri rispetto alla mia posizione, mi viene un senso di tristezza ed impotenza nel cuore. Aveva 20 anni quel ragazzo. Aveva tutta la vita davanti. Avevamo una scena davanti agli occhi molto sconvolgente ed orrenda. Avevamo ancora la vita ed in quel momento capisci quanto sia il suo valore. Avevamo la “prima linea” ben oltre dietro le nostre spalle. Avevamo visto per un’altra volta cosa succede quando si supera quella sottile linea del non ritorno. Avevo lì i miei amici di turno con me. Probabilmente non avevo una “buona digestione” perchè un ricordo così non te lo puoi mai perdonare sino a quando resti vivo. L’esperienza, il sangue freddo, le tecniche, il gruppo, le proprie idee e tuto quello che hai imparato nel corso della tua vita in quei momenti và a farsi fottere. Avevo solo una grandissima voglia di urlare un VAFFANCULO per rompere il silenzio della notte. Avevo anche sonno e bisogno di dormire. Ho detto avevo, dopo quel momento non riuscivo a chiudere gli occhi e pensare ad altro.
Ora sono qui, seduto in macchina. Sono qui, seduto ancora lungo quella via. Quel vento che entra da un finestrino ed esce da un altro si sente sulla pelle. Riesce a riportarti nella realtà creando una sorta di legame. Come se ti volesse togliere da una sorta di pensatoio dei tuoi ricordi.
La musica della radio rompe il silenzio che si è venuto a creare ripensando a quelle notti. Il sole, i colori e le luci del giorno rendono questi metri di asfalto totalmente diversi da quelle realtà che ho, purtroppo, avuto modo di conoscere e di vivere.


Da ex VdS non posso che dire che ti capisco.
Io ho avuto due soli veri codici gravi come barelliera, il secondo era sul tragitto che di solito faccio con la bici… per diverso tempo dopo quel fatto non sono riuscita a tornare in quel pezzo di strada, e sì che non è che dalle altre parti non ci siano punti… tristemente noti.
Certe volte viene proprio voglia di gridarlo quel vaffa… anche dopo anni.
Sai una cosa?
Grazie per aver scritto questo pezzo.
Rabb-it
@Rabb-it -> Solo due? Ti invidio davvero molto. Io ho smesso di contare ben presto.
Il mio primo soccorso grave è successo a pochi passi da casa mia.Ci sono rimasto sotto circa 6 mesi e mi ricorderò che la mia prima notte da capo squadra (due o tre anni dopo) avevo paura di non essere pronto per un soccorso come quello. Avevo paura di NON essere in grado di riportare i miei uomini a casa sani e salvi. Quella è stata la mia paura principale per tutto il tempo da capo squadra. Il soccorso passava in secondo piano, prima i miei uomini.
Tornando a quel soccorso, prima di fare il mio primo turno da capo squadra son andato sul luogo di quel soccorso e sono sceso dalla macchina. Ho respirato l’aria a pieni polmoni e ricordavo l’aria di quella notte. Ho stretto un “patto con me stesso” e sono partito in direzione turno. Sapevo che sarebbe risuccesso … ed è successo interminabili altre volte
Io non ho una credenza religiosa elevata (=leggi pure nulla) e quindi il vaffa è uno sfogo naturale. NON ho mai concepito chi usciva con motivazioni “sono le prove di vita del signore…” e lì mi incazzavo. Che prove del c***o sono far morire delle persone o farle agonizzare? Per non parlare poi di quando prima agonizzano e poi muoiono!
I complimenti/ringraziamenti mi fanno arrossire e spero che molta gente capisca quello che volevo trasmettere con questo messaggio ed anche in questo commento. Chi non è passato da certe esperienze e le ha viste solo in serie televisive non può capirle. Respirare le lamiere o l’agonia della gente è qualcosa che ogni volta scava dentro di te e non ti molla per tutta la vita.
Ciao